ANCeSCAO Bologna e ANCeSCAO Emilia Romagna in dialogo

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Abbiamo intervistato la nuova presidente di ANCeSCAO Bologna, Maurizia Campedelli, per conoscerla meglio e per capire il tipo di lavoro che porterà avanti in questo mandato. E, in un dialogo a due, abbiamo raccolto anche i commenti di Franco Cattabriga, presidente di ANCeSCAO Emilia Romagna.

Salvaguardare l’autonomia e ridare credibilità

Maurizia Campedelli

Maurizia di cosa ti occupavi prima e come sei arrivata a collaborare con ANCeSCAO?
Ho lavorato alla provincia di Bologna dove mi occupavo del Terzo Settore e conoscevo diverse realtà associative, anche la rete ANCeSCAO. Sono in questa associazione da una decina di anni, ci sono entrata tramite i miei vicini di casa che facevano volontariato al centro sociale anziani Rosa Marchi di cui in seguito ne sono diventata presidente. È stata un esperienza impegnativa, una bella scommessa per capire quello che è il mondo ANCeSCAO e il mondo dell’associazionismo. Ho seguito con una certa attenzione anche l’ufficio turismo. L’anno scorso ci sono state le elezioni del consiglio regionale, mi sono candidata, sono stata eletta e ricopro il ruolo di tesoriere.

E come sei arrivata invece a diventare presidente del territorio di Bologna?
Mi sono candidata alle elezioni di maggio per il consiglio provinciale e sono risultata prima. Ero conosciuta perché l’anno scorso avevo iniziato ad andare nei centri quando avevano bisogno di consulenze sui bilanci.

Quando sei diventata Presidente, già conoscevi la situazione di Bologna, che idea ne avevi e che cosa hai trovato?
Conoscevo le realtà di Bologna ma in un ottica diversa, occupandomi di una tematica come il turismo e facendo consulenze sui bilanci, non avevo un quadro completo. Oggi come presidente mi rendo conto che devo considerare le cose con un approccio molto più ampio. Vorrei dare più credibilità ad ANCeSCAO che in passato ha avuto qualche difficoltà soprattutto per quel che riguarda le relazioni. Fare questo in una struttura come la nostra non è una cosa semplice, perché ogni centro sociale ha una autonomia che io devo salvaguardare, però devo far si che ANCeSCAO sappia offrire ai soci servizi adeguati e sia un’associazione con una buona credibilità.

Quali sono i temi prioritari di cui vuoi occuparti in qualità di presidente?
Innanzitutto, come accennavo prima, quello di dare un immagine di credibilità ad ANCeSCAO. Il contesto è cambiato: sono cambiati i volontari, sono cambiate le modalità relazionali, è cambiata tutta una serie di fattori. Sto chiedendo a tutto il gruppo dei consiglieri di assumersi le loro responsabilità in modo da portare avanti un discorso che non deve essere solo la presidente a fare ma tutto il gruppo. Importante è la qualità del rapporto con le istituzioni pubbliche, con il Comune, con i Quartieri. Il rapporto con l’ente pubblico è fondamentale, molti centri sociali sono allocati all’interno di locali di proprietà dei comuni e in alcune zone si sono creati un po’ i conflitti, lì cercheremo di accompagnarli per non lasciarli soli. È importante ricreare delle buone relazioni. Poi la voce dei centri, è la voce più importante per noi, se non l’ascoltiamo, perdiamo tutto. ANCeSCAO, del resto, è nato come un servizio, si chiamava coordinamento ANCeSCAO, perché serviva ad aiutare e coordinare i centri.

Quindi l’argomento principale da trattare è il sistema di relazioni interno, fra i Centri, ed esterno, che sia più efficiente e più coordinato, insomma organizzazione e rappresentanza.
È importante salvaguardare prima di tutto i centri in quanto sono soci nostri ma allo stesso tempo dobbiamo aver cura del dialogo con le istituzioni, deve essere una cosa che va avanti parallelamente. Non possiamo pensare a un Centro chiuso in se stesso ma aperto. Del resto, il progetto sulle case di quartiere che il comune di Bologna sta portando avanti, prevede un centro aperto alla comunità, alla collettività, un luogo dove andare e sentirsi bene. Noi abbiamo alcuni centri che non accettano questa idea di cambiamento, ne hanno paura, bisogna invece superarle.

Dare servizi e formazione ai Centri sociali

Franco Cattabriga

Franco, organizzazione e rappresentanza, sono anche per te argomenti importanti?
Certamente. La politica di questi ultimi anni del Regionale è stata quella dell’aggregazione territoriale. Pur rispettando l’autonomia dei Centri, di cui parlava prima la Maurizia, da quattro anni assieme al nazionale stiamo portando avanti una politica di unificazione degli statuti a tutti i livelli, nazionale, regionale, territoriale e anche dei singoli centri sociali. In questo modo cerchiamo di unificare le problematiche e aiutare i centri a risolverle.

E quali strumenti si possono usare per risolvere i problemi dei centri?
Dare dei servizi. Ad esempio la nuova piattaforma gestionale di ANCeSCAO è un servizio che l’associazione mette a disposizione a tutti i nostri centri per fare in modo che possano adeguarsi al nuovo codice del Terzo Settore in maniera uniforme.
Noi crediamo però che lo strumento importante sia la formazione e nell’ultimo mandato della presidenza ci siamo sforzati molto per formare le persone a fare delle cose nuove, come partecipare ai bandi, un’attività che va incentivata e sviluppata.

Quale tipi di collaborazione si può avere tra ANCeSCAO di Bologna e quella Regionale?
Il presidente territoriale può aiutare il Regionale a cercare di sviluppare e comprendere meglio le problematiche che hanno i centri; ricordiamo che il territoriale di Bologna organizza un terzo degli eventi organizzati dalla regione Emilia Romagna. Questo ci serve per migliorare e creare nuove relazioni che sono scemate dopo il periodo della Pandemia e a cui si aggiungono tutte le difficoltà di carattere gestionale che ha portato il nuovo codice del Terzo Settore. Ritornando al tema della formazione, ANCeSCAO Bologna è impegnata nel creare dei gruppi di lavoro per far conoscere bene l’uso della la piattaforma gestionale e lo farà in tempi molto brevi.

E per quanto riguarda la rappresentanza invece?
Qui si torna invece al discorso delle Case di Quartiere. ANCeSCAO ha vinto il bando delle case di quartiere ed è sempre ANCeSCAO che deve dialogare al suo interno, perché le idee sono diverse tra i vari centri. A questo proposito stiamo lavorando per fare un incontro il 14 settembre dove il nazionale, il regionale e il territoriale assieme agli ANCeSCAO che gestiscono le case di quartiere possono avere un momento di confronto. Il comune di Bologna ha un suo responsabile per quanto riguarda l’intera faccenda, mentre noi non lo abbiamo ancora. Fare dei passi in avanti qui è molto importante perché significa andare anche verso l’apertura di nuove Case di quartiere e migliorare sempre di più i rapporti con le altre associazioni.
Sappiamo bene che fra le varie associazioni non sempre si va d’accordo e quindi dobbiamo cercare di capire come lavorare assieme, anche per dare le risposte ai bisogni del territori. E le case di quartiere sono un veicolo e non un ostacolo per fare questo.

Questo articolo ha 2 commenti

  1. NIVES

    perfetto ma Bologna ha 28 Case di Quartiere ma i Centri aderenti sono 96 per gli altri cosa si fa?

  2. GIOVANNI SANTUNIONE

    Bologna è la realtà comprensoriale ANCeSCAO più grande d’Italia ( 96 soci e circa 40.00 iscritti )
    una realtà con numeri molto alti ma con una scarsa credibilità verso i soci, il senso di appartenenza e di partecipazione dei soci , oggi à toccato il livello più basso degli ultimi 20 anni, vedi elezioni 2023 ( 96 aventi diritto di voto, 46 votanti di cui 17 candidati ) ha partecipato solo il 47 % .
    Questa non è una mia opinione ma la nuda e amara realtà dei numeri, il frutto del sistema di relazioni interne scelto e imposto dal consiglio in questi ultimi anni, ascoltando troppo poco i soci.
    Presidente Maurizia hai ragione quando dici “ l’argomento principale da trattare è il sistema di relazioni interna fra centri , e io aggiungo tra consiglio e soci “, oppure “ la voce dei centri è la più importante per noi “ sono belle parole alle quali devono seguire i fatti.
    Oggi abbiamo il consiglio composto da 11 component, di cui 6 siete al vostro terzo mandato consecutivo, per cui siete stati i primi sostenitori ed esecutori del sistema di relazioni interne che ci ha portato in questa situazione, da cui anche tu senti il bisogno di uscirne per dare più credibilità ad ANCeSCAO e ricostruire il senso di appartenenza tra soci.
    Per realizzare questi obiettivi vi è richiesto un doppio sforzo, primo : convincere i soci che veramente cambiate sistema di relazioni interne, secondo : un programma, in linea con il documento politico programmatico ANCeSCAO 2022-2025, con poche cose ma chiare elaborato e condiviso con tutti i soci.
    A chi scrive tenendo separati c.d.q. e centri, va ricordato che i soci del comprensorio di Bologna sono 96 con problematiche diverse ma con pari dignità, e chi ci dovrebbe rappresentare nel consiglio nazionale li dobbiamo e li vogliamo candidare noi non altri.
    Come vedi Maurizia le difficoltà non mancano, ma assieme ai 96 soci si possono superare.

    Buon lavoro presidente. Santunione Giovanni

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